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Manifestanti con le frecce a HONG KONG si ritorna a medioevo

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Nuovi incontri di altissima tensione a HongKong.

Sino al momento del blitz, le forze dell’ordine si erano limitate a bersagliare con gas lacrimogeni e idranti gli studenti assiepati all’esterno del campus, decisi a rispondere a colpi di molotov, rudimentali catapulte e frecce. Scaduto l’ultimatum, la polizia ha eretto attorno al Politecnico un cordone per impedire che i manifestanti riuscissero a trovare una via di fuga dall’imminente operazione, attualmente in corso.

Fonti spiegano che i cecchini della polizia hanno sparato gas lacrimogeni dall’edificio del museo che si trova di fronte all’università, mentre gli agenti in assetto anti-sommossa correvano all’interno. Gli studenti hanno dato fuoco a un ingresso del Politecnico per cercare di rallentare l’attacco. L’incendio ha continuato a svilupparsi fino a diventare di imponenti dimensioni, ora il campus è in fiamme.

Dopo alcune ore di assedio, la polizia si è ritirata dal Politecnico dove sono asserragliati circa 200 studenti. L’assalto è stato interrotto per consentire agli studenti di uscire spontaneamente e consegnarsi. Lo ha dichiarato il rettore dell’università, riferendo il messaggio ricevuto dalle forze di sicurezza. “Siamo stati informati della sospensione temporanea dell’uso della forza con una condizione: se i manifestanti non faranno ricorso alla violenza, anche la polizia si asterrà”. Inoltre, “abbiamo ricevuto il permesso dalla polizia per voi di lasciare il campus pacificamente e personalmente vi accompagnerò alla stazione di polizia per accertarmi che i vostri casi siano trattati giustamente”. “Spero che accetterete”, ha concluso.

Ma quando gli studenti hanno cercato di abbandonare il Politecnico, sarebbero stati respinti dai gas lacrimogeni e dai proiettili di gomma della polizia. I giovani sarebbero dunque stati rimandati indietro, intrappolati dentro all’edificio. Lo riferiscono fonti interne al campus che, con foto e video, mostrano i tentativi degli studenti di scappare aprendosi la strada lungo Science Museum Road con bottiglie molotov e lancio di mattoni, ma senza successo.

Gli agenti avrebbero sigillato la scena, lanciando una cortina di gas lacrimogeni a ogni uscita per impedire ai manifestanti di lasciare l’università divenuta la roccaforte della protesta pro-democrazia.

Come detto, decine di persone, il cui numero potrebbe salire fino a cento, sono state arrestate nell’area di Tsim Sha Tsui, sulla penisola di Kowloon, dove si trova il PolyU. Secondo quanto emerge da un video postato on line dal quotidiano Apple Daily, le persone, in gran parte giovani, sono state ammanettate con cavi di plastica e fatte sedere faccia al muro a Golden Plaza, e sorvegliate da personale di sicurezza in tenuta anti-sommossa, dietro di loro. L’operazione appare svolgersi con calma e dalle immagini non trapelano tentativi di resistenza alla polizia. Le persone arrestate avrebbero chiesto alle forze dell’ordine di terminare l’assedio al PolyU, mentre secondo quanto riporta un funzionario citato dal South China Morning Post, le persone sono arrestate per essere scappate dal PolyU e per avere bloccato le strade.

Gli Stati Uniti hanno condannato “l’uso ingiustificato della forza” e hanno invitato Pechino a proteggere la libertà di Hong Kon. Un alto funzionario dell’amministrazione Trump ha dichiaro che gli Usa “condannano l’uso ingiustificato della forza e raccomandano a tutte le parti di astenersi dalla violenza e di impegnarsi in un dialogo costruttivo. Come ha detto il presidente Trump – ha proseguito – gli Stati Uniti si aspettano che la Cina onori i propri impegni ai sensi della Dichiarazione congiunta sino-britannica, e protegga la libertà, il sistema legale e lo stile di vita democratico di Hong Kong “.

Pesante il bilancio della notte: 38 feriti, di cui cinque in condizioni critiche, riferisce la Hospital Authority. Di questi, diciotto persone sono in condizioni stabili, mentre sei sono state dimesse. Ventiquattro di loro sono state ricoverate tra la mezzanotte e le 7.30 del mattino, e tra questi c’è anche un uomo di 84 anni.

Per la prima volta da quando l’ha acquistato dieci anni fa, infine, la polizia di Hong Kong ha usato una controverso dispositivo sonoro anti-sommossa nell’area intorno al Politecnico. Secondo le forze dell’ordine, l’apparecchio non produce danni agli esseri umani, serve per diffondere messaggi importanti in ambienti caotici e molto rumorosi ma non è un’arma.
“Diversamente da quanto riportato dai media, lo Lrad non genera suoni a frequenze ultra basse che causano vertigini, nausea o perdita di orientamento”, ha puntualizzato un portavoce della polizia.

I reporter che hanno seguito gli scontri intorno al PolyU hanno notato un suono a bassa frequenza che proveniva da un blindato della polizia. Per Icarus Wong Ho-yin, esponente del ‘Civil Rights Observer’ citato dal South China Morning Post, il dispositivo ricorda quello usato dalla polizia di New York: “Anche loro dicevano che non era un’arma ma i manifestanti si sentivano male dopo essere stati esposti”.

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