CeoCip

Leggi oggi le notizie di domani!

A Hong Kong i poliziotti sparano tutti.

3 min read

Hong Kong – Tre colpi di pistola sparati da un poliziotto a distanza ravvicinata. E un ragazzo ferito, ora in condizioni critiche. Lunedì mattina Hong Kong vive una nuova tragedia, mentre in varie zone delle città, fin dalle prime luci dell’alba, infuriano scontri tra manifestanti e polizia. Intorno alle 7 e 15 nel quartiere di Sai Wan Ho, dove un gruppo di giovani mascherati aveva bloccato delle strade con delle barricate, un poliziotto partito all’inseguimento di alcuni manifestanti estrae la pistola.

Le immagini girate da un reporter di Cupid Producer mostrano l’agente, non in tenuta antisommossa, afferrare un giovane con la maglietta bianca e intanto puntare l’arma contro un secondo ragazzo in t-shirt nera. Quello allunga la mano, come per afferrare la pistola, subito dopo il poliziotto gli spara a bruciapelo all’addome.

Il video a questo punto si fa confuso, si sentono altri due colpi. Le immagini successive mostrano il giovane con la maglietta nera a terra, privo di sensi, in una pozza di sangue. Secondo fonti mediche citate dal South China Morning Post sarebbe stato trasportato in ospedale e operato d’urgenza a fegato e reni, le sue condizioni resterebbero critiche. Avrebbe 21 anni.

Si tratta del secondo ragazzo ferito da un colpo della polizia dopo Tsang Chi-kin, detto Tony, colpito tra il petto e la spalla durante un tafferuglio con gli agenti lo scorso primo ottobre, operato con successo e ora sotto inchiesta per assalto a pubblico ufficiale. La rabbia dei manifestanti di Hong Kong è tornata a esplodere venerdì, dopo che è stata diffusa la notizia della morte del 22enne Chow Tsz-lok, studente all’Università di Scienza e Tecnologia, caduto dal terzo piano di un parcheggio mentre era in corso una operazione di sgombero della polizia. Le circostanze non sono ancora chiare, ma per molti cittadini Chow è la prima vittima della “brutale” repressione organizzata dal governo di Pechino e da quello locale ed eseguita dagli agenti di polizia. Veglie e proteste sono proseguite per tutto il weekend e sono ripartite questa mattina, sotto forma di sciopero generale.

Fin dall’alba in vari punti della città manifestanti mascherati in nero hanno iniziato a occupare le strade con barricate, vandalizzare stazioni della metro e affrontare la polizia. Parte della città è bloccata, gli scontri si concentrano soprattutto attorno ai campus delle principali università, molte delle quali hanno sospeso le lezioni. Il livello di violenza nelle ultime settimane sembra crescere costantemente, su entrambi i fronti, in un circolo vizioso. La polizia ha aumentato il numero degli arresti (ben oltre quota 3mila), usa spray al peperoncino e una grande quantità di gas lacrimogeni anche contro i civili e i residenti dei quartieri, spara proiettili veri in aria o alla figura.

I manifestanti vandalizzano sistematicamente i negozi di aziende considerate pro-Pechino e si fanno pochi problemi a picchiare cinesi del continente o, come questa mattina, passanti che si azzardano a spostare le loro barricate. Video e voci non verificati vengono moltiplicati sui social, da un campo o dall’altro, alimentando l’escalation. Cinque giorni fa il politico pro-Pechino Junius Ho, noto per le sue uscite provocatorie, è stato attaccato da un uomo con un coltello, riportando ferite superficiali. In alcuni gruppi della protesta è già apparso il presunto nome del poliziotto che ha sparato oggi insieme a quello dei suoi familiari, una pratica nota come “doxxing”.

La scorsa settimana la contestata Chief executive Carrie Lam, il cui livello di approvazione tra i cittadini è ai minimi per un leader della città, ha incontrato a Shanghai Xi Jinping, che le ha rinnovato la fiducia. Secondo alcuni osservatori il faccia a faccia potrebbe aprirebbe la strada a una stretta ancora più decisa sulla protesta. Domenica 24 novembre a Hong Kong, nel frattempo caduta in recessione, sono previste le elezioni distrettuali, che si annunciano un trionfo per il campo democratico (e anti cinese). Molti si aspettano che il governo le rinvii per ragioni di sicurezza, una decisione che inevitabilmente getterebbe altra benzina sul fuoco delle le proteste. Il 27 novembre Joshua Wong, 23enne volto da copertina del movimento per la democrazia della città, potrebbe arrivare in Italia, una visita che si annuncia molto delicata per i rapporti del nostro governo con la Cina.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *